| Come evidenziato nel piano di tutela delle acque superficiali, approvato dalla Giunta Regionale delle Marche con deliberazione amministrativa n. 302 del 29 febbraio 2000, la bassa e media valle del Fiume Esino rappresenta una delle aree particolarmente compromesse del patrimonio idrico Regionale. Il continuo processo di urbanizzazione del territorio, la non corretta gestione delle acque di derivazione urbana, l’aumento dell’uso di fertilizzanti ed antiparassitari in agricoltura e soprattutto l’alterazione prodotta dall’errata gestione delle aree fluviali con distruzione grave ed in alcuni casi totale della vegetazione, sono gli elementi fondamentali dell’attuale alterazione delle caratteristiche chimico-fisiche delle acque dei nostri fiumi. Se a questo si aggiunge lo sfruttamento incontrollato e l’inquinamento delle acque sotterranee si rischia di compromettere irreversibilmente lo stato naturale del sistema acqua compromettendo lo sviluppo di molte attività antropiche.
Nel trattare i temi dello sfruttamento e gestione delle acque del sottosuolo in un acquifero costiero, l’argomento chiave è l’intrusione marina. Questa è definita come l’influsso di acqua salata all’interno di un acquifero. Tale influsso può essere persistente o, più spesso, transitorio. In ogni caso, l’acqua salata prende il posto dell’acqua dolce la quale esce dal sistema con una velocità all’incirca uguale a quella di ingresso del primo. Questo simultaneo deflusso dell’acqua dolce e salata può avvenire sia naturalmente attraverso il mare sia attraverso estrazione da pozzi. Il risultato è un aumento del volume di acqua sotterranea salata e un decremento del volume di acqua sotterranea dolce. In questo momento un gran numero di acquiferi costieri nel mondo sta sperimentando un processo di intrusione marina. Questo fenomeno è indotto dagli equilibri naturali ma è aggravato dai processi di sfruttamento degli acquiferi costieri e da un utilizzo indiscriminato del suolo da parte dell’uomo. I risultati più evidenti sono un impoverimento delle riserve di acque dolci lungo le coste, dove si stima abiti più della metà della popolazione mondiale e, contemporaneamente, un processo di degradazione-desertificazione del suolo. Tale problema è presente anche lungo le coste marchigiane e in particolar modo nell’acquifero costiero di subalveo del fiume Esino ed è fondamentale studiare e quantificare il fenomeno per evitare di compromettere la captazione di acqua per uso idropotabile dai pozzi del complesso “campo pozzi fiume Esino” gestiti dalla Multiservizi SpA. Purtroppo l’estensione del problema non è sempre ben quantificabile. Questo è dovuto alla mancanza di dati e al fatto che si ha a che fare con volumi enormi di acqua. D’altronde il movimento dell’acqua salata dentro la costa è molto lento e bisogna attendere un lasso di tempo considerevole affinché venga raggiunto un equilibrio con l’acqua dolce proveniente dal continente. Ne consegue che spesso si risentono le conseguenze di uno sfruttamento dell’acquifero da parte dell’uomo quando è ormai troppo tardi per intervenire. Una volta che l’acqua del mare ha invaso l’acquifero ci potrebbero volere anche centinaia di anni per ritornare ai precedenti valori di salinità. Una corretta gestione del problema dell’intrusione marina richiede innanzitutto un’approfondita conoscenza del fenomeno. Bisogna investigare le cause che accelerano il processo e individuare i possibili interventi atti a ritardarlo. In particolare, occorre trovare gli strumenti che permettono di prevedere il movimento dell’interfaccia in seguito allo sfruttamento dell’acquifero e a modificazioni dei fenomeni naturali e/o artificiali di ricarica.
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